Anche Bono Vox si schiera contro il P2P
di Guido Grassadonio - Martedì 12 Gennaio 2010 alle 12:59
Bono Vox, cantante e leader degli U2, ha di recente stilato una lista di dieci idee per il decennio appena iniziato, che dovrebbero garantirci un mondo più civile ed e interessante. Tra queste, spicca una più efficace difesa della proprietà intellettuale.
Secondo l’artista, il P2P sta letteralmente derubando i poveri cantanti, come una specie di “Robin Hood al contrario”, arricchendo i già ricchissimi ISP. Infatti, sempre secondo il cantante irlandese, a perderci sono soprattutto gli artisti non ancora affermati, stroncati dall’irrispettoso download, con conseguenze potenzialmente disastrose per tutta l’industria dello spettacolo, compresa quella cinematografica.
Bono, in questo senso, usa parole di fuoco contro i provider:
“Siamo l’ufficio postale”, ci dicono; “chi sa cosa contengono i pacchetti di carta marrone”? Ma sappiamo bene dal nobile impegno dell’America nel fermare la pornografia infantile, per non parlare di quello ignobile della Cina per sopprimere il dissenso online, che è perfettamente possibile tracciare i contenuti.
Insomma, il solitamente buono e generoso Bono richiede niente di meno che un’efficace intrusione nel traffico privato dei singoli cittadini, particolarmente in linea con la discussa dottrina Sarkozy, che in Inghilterra sta riscuotendo molti consensi, ma anche molte contestazioni. A ben vedere, questa discutibile posizione non è neanche una novità in casa U2.
La risposta degli ISP inglesi non si è fatta attendere. Ovviamente i toni sono offesi, rispecchiando quelli bellicosi dell’artista, mentre l’argomentazione non potrebbe essere più lineare: i provider non guadagnano nulla dal fatto che gli utenti intasano la banda con le loro pratiche di condivisione; inoltre, Bono sembra non rendersi conto quanto invasivo per la privacy possa essere il monitoraggio di tutti i dati in entrata e in uscita.
Per conto nostro, ci sembra evidente come il primo argomento degli ISP non regga: sono state proprio le pratiche di condivisione, ben più antiche dello streaming, a generare richiesta di connessioni sempre più veloci. Ma l’argomento decisivo, per quanto banale e più volte ripetuto, è il secondo. A cui aggiungeremmo la semplice notazione, anche questa già acquisita da tempo, che non è affatto dimostrato che il P2P danneggi il mondo della musica o quello dello spettacolo. Semplicemente, Bono ha qui rappresentato la posizione, ormai difficilmente difendibile, delle grandi major.

e se lo dice Bono Vox… :)
di Carlo - 13 Gennaio 2010 - 08:47
bono vox e i suoi attivismi mi ricordano un articolo in cui giorgio bocca criticava proprio il leader degli u2 e tutti gli altri artisti che si credono militanti politici e sociali, pur non essendolo. inoltre penso che la libera e fruibile immissione di contenuti in rete non rovini tanto la carriera degli “artisti non ancora affermati”, ma anzi piuttosto possa aiutarli a crearsi una fama.
di Alice - 20 Gennaio 2010 - 17:07
Diciamo che, con tutta probabilità, la rete danneggia, al massimo, le piccole band non ancora affermate, ma già sotto contratto di major. Quelle piccole band, magari piacevoli all’ascolto, ma di cui nessuno, sapendo di che si tratta, si comprerebbe mai il cd o andrebbe ad un concerto ;-)
di Guido Grassadonio - 20 Gennaio 2010 - 22:26