Tribunale di Milano: la copia privata è un diritto… ma non troppo
di Marco Sicolo - Lunedì 21 Settembre 2009 alle 08:47
Non sappiamo bene quali fossero le reali intenzioni dei tre italiani che avevano convenuto in giudizio niente meno che Sony, Disney e Universal Pictures, rivendicando il diritto alla copia privata di prodotti legalmente acquistati e chiedendo pertanto la rimozione delle protezioni da parte dei produttori.
Di certo i giudici del Tribunale di Milano non si sono commossi di fronte alla lamentata impossibilità di eseguire la copia privata e hanno dato ragione ai colossi americani, riconoscendo la supremazia del diritto esclusivo di riproduzione (spettante ai produttori) sul diritto alla copia privata, spettante al consumatore.
La questione era sorta in quanto i DRM, cioè i dispositivi tecnologici di protezione applicati su prodotti quali CD, DVD e simili, impedivano nella circostanza, la possibilità di effettuare anche una sola copia, pur mirando, evidentemente, ad evitare la diffusione illecita su larga scala.
I ricorrenti si erano appellati al fatto che la legge prevede che:
la persona fisica che abbia acquisito il possesso legittimo di esemplari dell’opera o del materiale protetto, ovvero vi abbia avuto accesso legittimo, possa effettuare una copia privata, anche solo analogica, per uso personale, a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.
Il Tribunale ha però riconosciuto che il diritto alla copia privata costituisce:
eccezione al diritto esclusivo di riproduzione che costituisce uno dei profili più significativi ed economicamente rilevanti dei diritti di utilizzazione economica delle opere protette.
Perciò, dato che all’epoca dei fatti la tecnologia permetteva solo protezioni assolute, è stata data rilevanza al prevalente interesse dei produttori. È da dire che attualmente, invece, ci sono dei metodi di protezione che consentono di eseguire un numero limitato di copie di un prodotto originale ad uso privato, così da raggiungere ugualmente lo scopo di evitare una riproduzione indiscriminata e illecita dei contenuti.
Tags: copia privata, copyright

E tutto il tempo perso in questo processo? Quanto sarà costato?
Eh sì, perché qualsiasi cosa abbia una qualsivoglia protezione… è sempre “sproteggibile”!
Dai DRM alle protezione dei DvD video (cd, CSS e simili).
VI sono migliaia di software free- e share-ware per fare ciò, insieme con migliaia di siti, blog, forum e quant’altro dove si possono trovare guide per i + inesperti.
Sembra quasi incredibile che, ad oggi, qualcuno trovi fatica nello sproteggere qualcosa o nel produrne una copia…
E per la musica… beh… non scopriamo l’acqua calda se notiamo che esiste uno “store” molto particolare (il P2P), aggiornato in tempo reale e con un archivio praticamente infinito…!
I giudici applicano i principi di cui sono a conoscenza, ed usano la sensibilità loro nota rispetto a questo problema.
Per il resto… si copia e si copia tanto, qualsiasi cosa!!
Quale sarà mai l’utilità di un legge repressiva come la nostra in punto ci Copyright?
Mi sembra di rivivere il periodo del PROIBIZIONISMO degli anni ‘30 negli USA!!
Tra l’altro, in questo modo, non si fa altro che gettare benzina sul fuoco!
L’utente medio diviene sempre + esperto o quanto meno avveduto…
Giusto che il proprietario (melius: titolare) di un copyright voglia difenderlo al meglio… ma qui non serve nulla.
Non sarebbe meglio trovare un nuovo metodo che metta d’accordo le diverse esigenze?
Alla copia, tanto, non si sfugge…
di JohnnyX - 27 Settembre 2009 - 03:00