Reti della PA: infrastrutture up to date, software obsoleti

Mentre nelle aziende private non specializzate nel campo dell’IT il problema tecnologico è rappresentato dall’utilizzo di un hardware obsoleto la pubblica amministrazione si colloca decisamente su un altro fronte.

Grazie alle risorse stanziate per l’aggiornamento delle infrastrutture la maggior parte della PA può contare su server e apparati di networking moderni e client relativamente in buone condizioni.

A discapito di quanto detto spesso e volentieri si verificano interruzioni di servizio sulle intranet e sulle extranet: come mai questo accade se l’architettura è moderna?


La risposta è da ricercarsi nei software in uso nel settore pubblico basati su applicativi ad hoc (quindi non accessibili via browser) realizzati molti anni fa e con intenti decisamente differenti, non in grado di sfruttare l’opportunità di una infrastruttura di rete aggiornata.

Questo perché gli enti pubblici quasi sempre non hanno un ufficio di sviluppo software interno e promuovono gare di appalti oppure stipulano contratti di consulenza con aziende esterne da un lato rallentando l’iter di sviluppo e dall’altro aumentando i costi dei software.

Solo ora alcuni enti come la regione Lombardia sembrano aver promosso attraverso il CED interno un aggiornamento dei software della PA che potranno finalmente sfruttare le nuove architetture hardware a disposizione.

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Commenti

  1. [1]

    Si chiama paura di perdere la propria posizione politica e di potere aziendale, il mancato aggiornamento.
    Aggiornare le macchine significa investire in svariati settori e quindi meno spartizioni per l’alta dirigenza che, da parte sua, non capisce nulla d’informatica, non vuole capirne e nulla e non vuole neppure sentirne parlare.
    Se qualcuno ci prova è out…..
    In mezzo alla strada, probabilmente.

  2. [2]

    Purtroppo nella dirigenza della PA ci sono i raccomandati che per la stragrande maggioranza corrisponde a “incapaci” o capaci di fare nulla o di peggiorare le cose. La cosa ancor più sconvolgente è che anche nelle grandi aziende a partecipazione statale ci sono gli stessi personaggi. Detto questo, “la speranza e l’ultima a morire”.

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