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Filippo Vendrame -
Martedì 2 Marzo 2010 alle 10:48

Come promesso, dopo avervi anticipato l’approvazione del tanto discusso decreto Romani, grazie a Repubblica siamo in grado di fornirvi il testo integrale del decreto che sul sito della Camera dei Deputati è difficile da trovare.
Possiamo dunque confermare ad una prima lettura quanto detto prima, e cioè che blog, siti di news, motori di ricerca sono stati esclusi dal decreto. Ma cosa succede per i portali come YouTube? Qui la questione è ancora aperta.
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Filippo Vendrame -
Lunedì 1 Marzo 2010 alle 17:10

È stato infine approvato il tanto discusso decreto Romani di cui tanto abbiamo parlato noi e i media di tutto il mondo (si, tutto il mondo…). Sebbene il testo finale non sia ancora disponibile, una nota del Ministero dello Sviluppo Economico, afferma che il decreto dovrebbe essere stato modificato come richiesto dalle commissioni un mesetto fa e dunque non dovrebbe più rappresentare un problema per la libertà della rete, cosa che invece in un primo momento sembrava.
Infatti nella nota del Ministero troviamo scritto che “viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse”. Nell’elenco degli “esclusi” troviamo blog, motori di ricerca, quotidiani online.
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Filippo Vendrame -
Venerdì 5 Febbraio 2010 alle 10:36

Come avevamo preannunciato il tanto discusso decreto Romani è passato alla verifica nelle commissioni e ne è uscito con l’approvazione, ma con numerose modifiche che tuttavia non risolvono tutti i nodi sino a qui sollevati sulla libertà della rete. in ogni caso si tratta di un inizio, e speriamo che si prosegua su questa strada e via via si vadano a sanare tutti i conflitti.
Vediamo quindi in cosa consistono queste modifiche. Innanzitutto la paura che i media della rete (anche i blog personali) in toto fossero soggetti a pensanti restrizioni si è rivelata infondata. Le modifiche del decreto specificano meglio chi sono i soggetti che veranno definiti come “media televisivo” e che dunque dovranno sottostare alle nuove norme del decreto.
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Filippo Vendrame -
Mercoledì 3 Febbraio 2010 alle 12:26

Tra le tantissime norme del discusso decreto Romani, troviamo riferimenti ad un progetto di navigazione sicura per i minori chiamato “Click Sicuro”. Il progetto è ancora in fase di elaborazione, ma in sostanza si sta lavorando per realizzare un sofisticato software di parental control per consentire al minore di navigare su Internet in piena sicurezza.
All’atto pratico, il Ministero fornirebbe gratuitamente un software, da installare nel computer usato da un minore, in grado di limitare la navigazione solo su siti sicuri, un po’ come fanno moltissimi browser dedicati all’uso dei giovanissimi.
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Filippo Vendrame -
Mercoledì 3 Febbraio 2010 alle 10:33

Web TV salve grazie ad alcune modifiche al controverso Decreto Romani? Sembrerebbe di si, stando alle ultime dichiarazioni di Romani stesso che aprirebbe a possibili modifiche alle norme sino ad ora presentate nel decreto. Sebbene si voglia attendere il parere definitivo delle commissioni, sembra che la via sia tracciata e che si intraveda uno spiraglio di luce alla fine di questa burrascosa tempesta.
Probabilmente sono servite le innumerevoli critiche giunte un po’ da tutte le parti alle regole troppo strette che il decreto avrebbe introdotto, e in particolare sarebbero servite a smuovere le acque le forti dichiarazioni di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, che però non sarebbero piaciute troppo a Romani.
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Filippo Vendrame -
Martedì 2 Febbraio 2010 alle 15:00

Torniamo a parlare del decreto Romani, che tanto sta facendo discutere in queste ultime settimane. Il decreto ricordiamo, è stato pensato per “receprire le nuove norme Europee in materia di televisione”, ma che in realtà richia di porre un grande filtro, quasi censura, all’uso della Web TV nel nostro Paese.
La norma Europea infatti dice sostanzialmente che l’attività televisiva deve essere soggetta alle stesse norme, indipendentemente dal mezzo con cui viene trasmessa. Nulla di male fino a qui, ma in Italia nel decreto vengono inseriti paletti ben precisi che come dice Calabrò, presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, “…ci sono aspetti da riconsiderare perché non coerenti con la direttiva comunitaria in fatto di tutela del pluralismo e della concorrenza”.
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