Download illegale di videogiochi: Italia al primo posto

ESA

Secondo una relazione dell’ESA, l’Entertainment Software Association, una società che raggruppa tutti i produttori dell’industria del videogioco negli USA, l’Italia si piazzerebbe al primo posto tra i paesi con il più alto tasso di pirateria digitale per quanto concerne i videogame.

Il nostro Paese, infatti, si posiziona al primo posto per numero di copie pirata scaricate dagli utenti, seguito poi dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania e dalla Polonia, che insieme costituiscono i cinque paesi con il più alto tasso di pirateria tra quelli occidentali.

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La musica perde vendite a causa dei giochi, non del P2P

Videogiochi, Musica, DVD

Le case discografiche e le aziende che si occupano di distribuire e vendere contenuti multimediali audio, da sempre danno la colpa del calo delle vendite dei CD musicali all’influenza del P2P, che da qualche tempo, a causa del costo a volte anche molto alto degli album, viene sfruttato per scaricare illegalmente i brani.

Giorni fa nuovi dati, giunti in Gran Bretagna come risultati di alcuni studi effettuati dall’industria del copyright e ripresi immediatamente dalla stampa e dalle televisioni nazionali, hanno fatto insospettire un giornalista del Guardian, Charles Arthur, che ha preferito effettuare personalmente delle indagini sull’argomento.

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Atari abbandona la crociata anti-P2P

Atari

È solo di qualche settimana fa la notizia dell’azione legale intrapresa dalla Atari nei confronti di Gill e Ken Murdoch, la coppia scozzese accusata ingiustamente di aver condiviso il videogioco “Race 07″ nella rete, che già la storica casa produttrice fa marcia indietro e abbandona (almeno momentaneamente) la caccia alle streghe nei confronti degli utenti del P2P.

Lo studio legale Davenport Lyons, che fino ad ora si era occupato degli interessi legali legati al copyright della società, ha infatti annullato tutte le richieste inoltrate ai provider volte ad ottenere i dati personali dei clienti ritenuti colpevoli di aver scaricato illegalmente materiale protetto di proprietà del marchio statunitense. A fornire gli IP degli utenti agli avvocati era la società investigativa anti-pirateria Logistep, nota soprattutto per il suo contributo nel caso Peppermint.

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